Le impronte papillari, risultano dal segno che lasciano le impronte
tattili. Queste sono rilievi lineari, per lo più irregolarmente paralleli,
determinati in alcune zone del corpo (palme delle mani, piedi, facce
digitali) dalla sporgenza, attraverso l’epidermide, cioè della pelle,
allineate, che furono scoperte dal Malpighi nel 1664. Tali creste sono
larghe da mm. 02 a mm. 07. Le papille che le compongono sono allineate su
ciascuna cresta in due serie principali e parallele, in mezzo alle quali
sbucano le ghiandole sudoripare o pori.
I disegni caratteristici che ne risultano, furono
studiati, fin dal lontano 1823 da J.H. Parkyne e poi da Galton a Londra
nel 1892. Ai fini di una investigazione, sono utilissime le impronte delle
dita, dei piedi e quelle plantari. L’impronta dell’alluce viene presa
anche nelle cliniche di maternità per l’identificazione dei neonati. Per
spiegare l’impronta papillare, non basta il disegno, ma occorre un altro
elemento importante, il sudore. Infatti, è noto, che dai pori gocciola il
sudore e le creste papillari, vengono da esse inumidite. Il segnalamento
dattiloscopico, trae il suo rigore scientifico da questi principi:
1. Non esistono due disegni uguali –
2. I disegni sono immutabili nello stesso individuo, dal periodo fetale
sino al disfacimento del cadavere –
3. Il segnalamento può essere fatto senza particolari apparecchiature –
4. La tecnica del rilevamento delle impronte è facile, perché richiede
solo: A) una qualsiasi sostanza colorante delle impronte; B) una lente; C)
una buona fonte di illuminazione; idoneo materiale adesivo per lo strappo.
In commercio ad uso della polizia scientifica dei vari corpi, esistono
cassette complete di ogni polvere o reagente. L’investigatore privato, può
supplire usando solfuro d’antimonio, grafite, carbonato di piombo, polvere
finissima di alluminio. Per il rilevamento delle impronte su un corpo
liscio o su carta, sono indicati il nitrato d’argento e i vapori di iodio.
Più tardi in laboratorio si provvederà a mezzo della macrofotografia,
degli scanner e dei computer all’inversione di posto e di colore, indi
alle comparazioni che potranno consentire all’identificazione. Avuto esito
positivo si avranno ora due impronte digitali: quella rinvenuta nel corso
del sopraluogo e quella dello schedario. Entrambe le impronte dovranno
corrispondere nelle loro particolarità in modo esatto. Le parti della mano
che assumono un significato più rilevante ai fini identificativi, sono le
estremità delle dita (falangi ungueali) ed il palmo.