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5- Etica bioplasmatologica

Etica bioplasmatologica


I successi ottenuti con queste significative sentenze giudiziarie, hanno sbrigliato i guaritori.
Informati in modo sommario, a volte non in grado di valutare il peso di una sentenza, si sono creduti liberi di fare quello che volevano.
Affittavano spazi pubblicitari in televisioni private e vantavano senza più alcun ritegno «guarigioni miracolose». Alcuni dicevano che guarivano addirittura il cancro, altri che hanno poteri, che se solo volessero possono mettere in crisi i computer o fare miracoli col pensiero, influenzando uomini e cose.
Fin quando si tratta di sorridere su certi aspetti folcloristici va tutto bene, ma quando si tratta di creare delle false illusioni e di far credere che con la pranoterapia si poteva guarire di tutto, il discorso cambia.
È illogico e amorale creare false illusioni.
La scienza medica con il suo tradizionale bagaglio di studi e di ricerche non può passare, in certa opinione pubblica, come incapace di guarire forme che, per tentare di risolverle impiega i suoi più importanti ricercatori.
Vi immaginate se un medico si mettesse a vantare di poter curare forme irreversibili di cancro, sclerosi a placche, o altre malattie di cui ancora non conosciamo a fondo la dinamica?
Si creerebbero «corse alla speranza».
Illusioni tragiche, disumanità.
Eppure guaritori che vantavano di saper curare ogni tipo di male, venivano allegramente presentati all’opinione pubblica. Nessuna censura. Piena libertà di pensiero. Leggevano cartelle cliniche, si sentivano dei novelli salvatori.
Che l’opera del guaritore sia utile all’umanità è un fatto acquisito, l’opera del ciarlatano no.
Non dimentichiamo che uno dei reati di cui era imputato Ovidio Tadielo riguardava la ciarlataneria.
L'imputazione dizionava:
«del reato di cui agli art. 121 co 3° e 17 R.l). 18/6/1931 n° 773 per avere esercitato il mestiere di «guaritore» di malattie psichiche e fisiche, quindi del ciarlatano».
In tutti i miei interventi ho sempre cercato di combattere queste forme ciarlatanesche, che se non arginate, finiranno per creare gravi danni a pranoterapeuti che, hanno fatto delle loro doti un motivo di vita.
Persone oneste, degne di fede e si stima, responsabili del loro operato, ma anche delle loro limitazioni.
Durante una riunione piuttosto incandescente, per discutere questi problemi, il prof. dr. Livio Meciani,* Libero Docente in Patologia Medica nell’Università di Milano, Specialista in Medicina Interna, in Cardiologia e in Angiologia, in data 21/1/1981, ha rilasciato una dichiarazione che ritengo faccia testo.

Il sottoscritto Prof. Livio Meciani — scrive — in base alle proprie conoscenze medico-cliniche e scientifiche ed in base alla propria convinzione che il flusso bioradiante — quando e se viene emesso in misura superiore al normale — può eventualmente agire soltanto esplicando azioni antiinfiamrnatorie (dalla quale può secondariamente derivare una triade di effetti: antidolorifico, antispastico, detumefattivo), nega nel modo più assoluto che qualsiasi pranoterapeuta impiegando qualsivoglia tecnica di applicazione del proprio flusso bioradiante sia in grado di determinare, provocare o favorire la guarigione delle malattie giudicate inguaribili dalla scienza medica ufficiale ed accademica ed in particolare modo nega vigorosamente che la pranoterapia, anche se correttamente applicata, possa guarire:

a) una qualunque forma di neoplasia maligna tanto se a carattere solido (il cancro, com’è comunemente inteso), quanto se a carattere diffuso e sistematico (ad esempio: le leucemie, i linfomi, ecc.);

b) una qualunque forma di sofferenza organica del sistema nervoso centrale o periferico che abbia determinate lesioni ormai irreversibili, e segnatamente la sclerosi a placche, la sclerosi laterale amiotrofica, la distrofia neuromuscolare progressiva, gli esiti di apoplessia cerebrale.

c) una qualunque forma morbosa dipendente da una perdita di tessuto funzionante (il parenchima) sostituito da tessuto cicatriziale ed in particolare la sclerosi strettamente intesa, quale: l’arteriosclerosi, l’epatosclerosi o cirrosi epatica, le nefrosclerosi.
Il sottoscritto richiama in modo vigoroso l’attenzione di chiunque medico o profano, sui seguenti fatti:



1° Prima di vantare un qualsiasi successo terapeutico conseguente alla pranoterapia è indispensabile essere sicuri:

a) della diagnosi di partenza;
b) della situazione obiettiva di partenza;
e) della situazione obiettiva al termine del trattamento pranoterapeutico;
d) del fatto che la malattia curata non abbia un andamento oscillante;sicché il supposto risultato positivo pranoterapeutico non dipenda invece da una fase di spontanea remissione o di spontaneo miglioramento della forma morbosa in atto.
2° Qualsiasi pranoterapeuta — non laureato in medicina, nè abilitato all’esercizio professionale — il quale sotto qualsivoglia forma fornisca al paziente sostanze a scopo curativo (quali: specialità medicinali; prodotti farmaceutici galenici; prodotti omeopatici; preparazioni fitoterapiche ed erboristiche, ecc.; fatta esclusione per i prodotti cosmetici usati e consigliati in modo proprio) commette il reato di esercizio abusivo della professione medica e come tale è perseguibile secondo le vigenti disposizioni di Legge dello Stato Italiano.

•L.Meciani - Dichiarazione distribuita in più copie. Milano, 21.1.1981.

 

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