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Pesci pericolosamente radioattivi vennero pescati nei mari giapponesi. Le nostre foreste, fonte di ossigeno, stanno scomparendo. Per contro i mezzi meccanici che distruggono l’ossigeno si fanno sempre più numerosi e potenti. Il tecnicismo progredisce infierendo sul mondo vegetale, ben sapendo, l’uomo, che nessuna vita animale potrebbe sopravvivere alla distruzione della vita vegetale. Malgrado questo, i deserti si allargano, le montagne disboscate senza discernimento, rovesciano a valle valanghe di acqua che distruggono intere città e regioni. Uno strato di 10 centimetri di muschio vivo, disposto un metro quadrato di terreno può trattenere 52 chili di acqua, un ettaro di faggi ne può trattenere fino a 5000 metri cubi, di cui ne evaporerà circa la metà. Ma l’uomo distrugge i muschi, distrugge i faggi, distrugge le sue città e la sua gente.

Piante e vegetali non sono comunque sufficienti per assolvere i compiti degli equilibri biologici. Ogni foresta deve possedere il suo corredo di altre piante, di insetti, di uccelli, di mammiferi, di anfibi e rettili. Un equilibrio di rapporti delicatissimi, dove ogni animale ha la sua funzione, dal lombrico, ai miriapodi, ai coleotteri stercorari, alle formiche. Tutti gli esseri viventi, a volte disprezzati e massacrati senza alcun logico motivo, collaborano all’equilibrio biologico. Il controllo della natura effettuato con mezzi chimici si dimostra negativo, in quanto gli insetti gradualmente si immunizzeranno ai veleni in virtù della loro rapida riproduzione e conseguente mutazione. Per contro gli antiparassitari distruggono a catena, caterve di animali deputati alla conservazione dei cicli biologici vitali che governano la natura. Finalmente comincia a dominare il buon senso.

Il D.D.T., valutato con occhi nuovi è stato proibito e forse fra decenni i suoi veleni si disperderanno e gli uccelli potranno tornare a cantare, dove altri uccelli hanno trovato una morte crudele.

 


Irrorazione delle colture con pesticidi

 

Speriamo che tutti noi riusciremo a staccarci dai nostri pregiudizi e che indirizzeremo le nostre ricerche e i nostri studi, in tutte quelle direzioni che potranno contribuire ad una ricostruzione biologica del nostro ambiente. Ma qualcosa di concreto non solo dal punto di vista dell’opinione pubblica, ma anche legale comincia a muoversi. Con le parole di Albert Schweizer che disse: “L’uomo ha perduto la capacità di provvedere e di prevenire. Andrà a finire che distruggerà la terra”. Nel 1963 venne edito da Feltrinelli un libro che provocò un grido d’allarme anche in Italia e diede inizio alle mobilitazioni ecologiche.

Si trattava di “Primavera silenziosa” di Rachel Carson, seguita da “La società suicida” di Taylor e dallo splendido libro di Max Nicholson : “La rivoluzione ambientale”. Virginio Bettini dell’istituto di geografia umana dell’università statale di Milano, nel 1971, in calce al libro di Nicholson scriveva: “La rivoluzione ambientale italiana si svolge quindi per negativo. Un negativo che presenta la sua faccia feroce nelle zone industriali del nord dove la rapina sul patrimonio idrico in funzione produttivistica non pianificata sta provocando sconvolgimenti ecologici che difficilmente, nel prossimo futuro, potranno essere sanati.

Tutto questo è possibile perché l’Italia non possiede un board di coordinamento sul territorio che sia efficiente. La funzione, ricordata dal Nicholson, della Nature Conservancy, in Italia è svolta da diversi rigagnoli ministeriali che mai potranno dare uniformità e organicità ai loro interventi. Il surrogato polemico d’Italia nostra, della sezione italiana del World Wildlife Fund, della Pro Natura e delle numerose altre associazioni che si battono per la difesa ambientale, rientra ancora nello scoutismo ecologico.

Le regioni non hanno e non vogliono avere potere in materia di riserve naturali, perché una pianificazione adeguata della risoluzione ambientale coinvolgerebbe anche tutta una serie di gravi decisioni politiche”. La legge Merli, varata nel 1976 si è districata dal terreno paludoso del compromesso e con le sue normative fornisce al magistrato una certa leva operativa. L’inquinamento ci coinvolge tutti. E’ compito del magistrato intervenire quando esiste un presupposto di inquinamento che possa danneggiare l’uomo e l’ecosistema che lo circonda.