Come abbiamo visto, la fotografia
all’infrarosso permette di individuare diversità termiche, lastre
metalliche celate fra la vegetazione, e se la vegetazione stesa, è sana od
ammalata, di stabilire se su pietre o muraglie, in apparenza di una certa
tinta, vi siano inglobate sostanze coloranti non captabili ad occhio nudo.
E’ quanto basta, a mio giudizio, per condurre un’indagine preliminare su
un caso di inquinamento.
E’ quanto è stato fatto nel caso della conceria C.
E’ assurdo prima di avere un responso fotografico, muovere alla cieca
equipe di ricercatori di altre specialità, quale chimici, biologi,
ingegneri, o geologi o addirittura effettuare ricognizioni termografiche
aeree, in quanto anche queste ultime, pur fornendo dati della massima
attendibilità non consentono un’analisi particolareggiata di un
ecosistema.
Nel loro veloce passaggio, gli aerei registrano fedelmente le variazioni
termografiche di una zona, i fenomeni di eutrofizzazione, ma sempre in
perpendicolare, non potendo quindi localizzare uno scarico celato in un
muro di cinta o altre situazioni localizzabili solo sul posto. Per questi
motivi, nel caso della conceria C. usai le stesse metodiche che da anni
uso nel campo della ricerca pura e della richiesta privata. Giungemmo in
loco con una jeep e le macchine cariche di attrezzatura per ogni tipo di
ricognizione fotografica ad onde visibili all’infrarosso. Nel caso in
questione usai pellicole infrared.
Dopo una dettagliata documentazione cronografia, passai alle riprese
particolareggiate dei settori del torrente Qualba, dove si supponeva
esistessero gli scavi abusivi. Tutto fu meticolosamente fotografato. Alla
visione delle dia ottenute, tutto quanto visivamente non appariva, si
riscontrò appieno nella sua grande drammaticità.
La lettura dei rilevamenti ovviamente differiva da una documentazione in
bianco e nero, in quanto i toni, indicanti i gradi di inquinamento, invece
di presentarsi nerastri, avevano assunto una tinta violastra. Fu, a questo
punto, possibile osservare nettamente la saracinesca, grazie a due fattori
determinanti: la variazione termica in rapporto al liquame che vi premeva
contro e alle particelle di colore, che durante l’apertura, trasportate
dalle acque si erano fissate sul muri e in tutto l’invaso del torrente.
I massi, che a prima vista sembravano grigiastri e sbiancati dal corso
delle acque del torrente, hanno rivelato tutta l’impronta nascosta del
passaggio del liquame inquinante. Stese caratterizzazioni sono apparse su
muri e altre parti dove indipendentemente dall’inquinamento idrico vi era
inquinamento atmosferico. Il giorno dopo, il chimico, effettuando prelievi
nelle zone indicate dalle foto all’infrarosso ha rilevato massicci
concentramenti di cromo.
A questo punto, è chiaro che la fotografia all’infrarosso non ha rilevato
un inquinamento di cromo, ma solo un tipo di inquinamento, ossia, di
variazione termica, cromatica e di effetto di Wood, rispetto alle
condizioni normali in cui doveva apparire l’ecosistema della patologia
vegetale, si rilevava chiaramente una forma di degenerazione riguardante
le foglie alte degli alberi e fenomeni di incitazione nelle pagine delle
foglie, non solo negli spazi perimetrali della fabbrica, ma anche nelle
colline circostanti, distanti qualche chilometro.
L’esame microscopico ha permesso in seguito, di stabilire particelle di
sali e di corpuscoli ferrosi, inglobati nel fogliame, indicanti un
pericoloso inquinamento atmosferico, tenendo presente che ovviamente, tali
particelle, sono inglobate solo nella vegetazione, ma anche da ogni altro
essere vivente, uomo compreso, il cui habitat è localizzato nel giro dei
venti e delle correnti che trasportano tale forma d'inquinamento.
La fotografia all’infrarosso, del sistema orografico, ha messo in evidenza
il gioco dei venti, e i depositi su tronchi, manufatti e terreno. A questo
punto, delle strisciate aeree con rilevazione termografica, avrebbero
completato l’esatta carta geografica delle aree inquinate. Sarebbe stato
assurdo se l’indagine della conceria C. fosse stata svolta in modo
rovesciato, ossia l’intervento di altri specialisti prima di disporre una
mappa indicativa di cosa s'intendeva trovare. Anche in questo caso il
magistrato in questione ha fatto centro, perché quando ha ordinato
l’intervento dei biologi, dei chimici, dei medici e degli ausiliari,
sapeva in partenza che l’equipe non doveva fare altro che esaminare in
laboratorio i reperti che avrebbero prelevato traendo valutazioni e dati.
In altri termini, egli ha seguito le orme dei grandi gruppi di ricerca
ecologica che operano nel mondo da Costeau a Piccard, a Nicholson , i
quali conoscendo moltissime specializzazioni coordinano il lavoro di
equipe, pur non avendo specializzazioni specifiche, nel campo della
biologia, o di altre branche che non sono ecologiche, ma ausiliari
dell’ecologia. Come Nicholson ha ampiamente dimostrato nei suoi libri per
leggere e capire l’ecologia, bisogna staccarsi da tutta quelle marmaglia
di conventicole o forme di moda che hanno fatto dell’ecologia la
“cenerentola” di ogni scienza.
Una frase che il pretore inquirente ha scritto in data 29.06.1982, è il
miglior riconoscimento che uno scienziato possa avere: “Considerato
l’eccezionale risultato ottenuto con le riprese che hanno permesso di
smascherare l’inquinamento…”. Una storia che è anche il racconto del
mondo, poiché d’inquinamento l’uomo muore e la natura che lo circonda
gradualmente degraderà fino a distruggere ogni catena atrofica. Ed allora
sarà la fine.
Effetti dell'inquinamento da petrolio.
L’esempio del lago d’Orta, come microcosmo sperimentale deve far
riflettere. In pochi anni è giunto all’agonia. Ci vorranno decenni per
stabilire quell’equilibrio biologico che l’uomo nella sua corsa
distruttrice ha spezzato. Dobbiamo forse associarsi anche noi a Gordon
Rattry Taylor per dire: “Requiem per un pianeta infetto”.
-G.R. Taylor – La società suicida -Mondatori-
G. Ambrosini –Problemi ecologici mondiali –1972 -Satura-