ambrosini scienze:invia una e-mail: susiana.diandra@tiscalinet.it







 



Come abbiamo visto, la fotografia all’infrarosso permette di individuare diversità termiche, lastre metalliche celate fra la vegetazione, e se la vegetazione stesa, è sana od ammalata, di stabilire se su pietre o muraglie, in apparenza di una certa tinta, vi siano inglobate sostanze coloranti non captabili ad occhio nudo.

E’ quanto basta, a mio giudizio, per condurre un’indagine preliminare su un caso di inquinamento.

E’ quanto è stato fatto nel caso della conceria C.

E’ assurdo prima di avere un responso fotografico, muovere alla cieca equipe di ricercatori di altre specialità, quale chimici, biologi, ingegneri, o geologi o addirittura effettuare ricognizioni termografiche aeree, in quanto anche queste ultime, pur fornendo dati della massima attendibilità non consentono un’analisi particolareggiata di un ecosistema.

Nel loro veloce passaggio, gli aerei registrano fedelmente le variazioni termografiche di una zona, i fenomeni di eutrofizzazione, ma sempre in perpendicolare, non potendo quindi localizzare uno scarico celato in un muro di cinta o altre situazioni localizzabili solo sul posto. Per questi motivi, nel caso della conceria C. usai le stesse metodiche che da anni uso nel campo della ricerca pura e della richiesta privata. Giungemmo in loco con una jeep e le macchine cariche di attrezzatura per ogni tipo di ricognizione fotografica ad onde visibili all’infrarosso. Nel caso in questione usai pellicole infrared.

Dopo una dettagliata documentazione cronografia, passai alle riprese particolareggiate dei settori del torrente Qualba, dove si supponeva esistessero gli scavi abusivi. Tutto fu meticolosamente fotografato. Alla visione delle dia ottenute, tutto quanto visivamente non appariva, si riscontrò appieno nella sua grande drammaticità.

La lettura dei rilevamenti ovviamente differiva da una documentazione in bianco e nero, in quanto i toni, indicanti i gradi di inquinamento, invece di presentarsi nerastri, avevano assunto una tinta violastra. Fu, a questo punto, possibile osservare nettamente la saracinesca, grazie a due fattori determinanti: la variazione termica in rapporto al liquame che vi premeva contro e alle particelle di colore, che durante l’apertura, trasportate dalle acque si erano fissate sul muri e in tutto l’invaso del torrente.

I massi, che a prima vista sembravano grigiastri e sbiancati dal corso delle acque del torrente, hanno rivelato tutta l’impronta nascosta del passaggio del liquame inquinante. Stese caratterizzazioni sono apparse su muri e altre parti dove indipendentemente dall’inquinamento idrico vi era inquinamento atmosferico. Il giorno dopo, il chimico, effettuando prelievi nelle zone indicate dalle foto all’infrarosso ha rilevato massicci concentramenti di cromo.

A questo punto, è chiaro che la fotografia all’infrarosso non ha rilevato un inquinamento di cromo, ma solo un tipo di inquinamento, ossia, di variazione termica, cromatica e di effetto di Wood, rispetto alle condizioni normali in cui doveva apparire l’ecosistema della patologia vegetale, si rilevava chiaramente una forma di degenerazione riguardante le foglie alte degli alberi e fenomeni di incitazione nelle pagine delle foglie, non solo negli spazi perimetrali della fabbrica, ma anche nelle colline circostanti, distanti qualche chilometro.

L’esame microscopico ha permesso in seguito, di stabilire particelle di sali e di corpuscoli ferrosi, inglobati nel fogliame, indicanti un pericoloso inquinamento atmosferico, tenendo presente che ovviamente, tali particelle, sono inglobate solo nella vegetazione, ma anche da ogni altro essere vivente, uomo compreso, il cui habitat è localizzato nel giro dei venti e delle correnti che trasportano tale forma d'inquinamento.

La fotografia all’infrarosso, del sistema orografico, ha messo in evidenza il gioco dei venti, e i depositi su tronchi, manufatti e terreno. A questo punto, delle strisciate aeree con rilevazione termografica, avrebbero completato l’esatta carta geografica delle aree inquinate. Sarebbe stato assurdo se l’indagine della conceria C. fosse stata svolta in modo rovesciato, ossia l’intervento di altri specialisti prima di disporre una mappa indicativa di cosa s'intendeva trovare. Anche in questo caso il magistrato in questione ha fatto centro, perché quando ha ordinato l’intervento dei biologi, dei chimici, dei medici e degli ausiliari, sapeva in partenza che l’equipe non doveva fare altro che esaminare in laboratorio i reperti che avrebbero prelevato traendo valutazioni e dati.

In altri termini, egli ha seguito le orme dei grandi gruppi di ricerca ecologica che operano nel mondo da Costeau a Piccard, a Nicholson , i quali conoscendo moltissime specializzazioni coordinano il lavoro di equipe, pur non avendo specializzazioni specifiche, nel campo della biologia, o di altre branche che non sono ecologiche, ma ausiliari dell’ecologia. Come Nicholson ha ampiamente dimostrato nei suoi libri per leggere e capire l’ecologia, bisogna staccarsi da tutta quelle marmaglia di conventicole o forme di moda che hanno fatto dell’ecologia la “cenerentola” di ogni scienza.

Una frase che il pretore inquirente ha scritto in data 29.06.1982, è il miglior riconoscimento che uno scienziato possa avere: “Considerato l’eccezionale risultato ottenuto con le riprese che hanno permesso di smascherare l’inquinamento…”. Una storia che è anche il racconto del mondo, poiché d’inquinamento l’uomo muore e la natura che lo circonda gradualmente degraderà fino a distruggere ogni catena atrofica. Ed allora sarà la fine.



Effetti dell'inquinamento da petrolio.


L’esempio del lago d’Orta, come microcosmo sperimentale deve far riflettere. In pochi anni è giunto all’agonia. Ci vorranno decenni per stabilire quell’equilibrio biologico che l’uomo nella sua corsa distruttrice ha spezzato. Dobbiamo forse associarsi anche noi a Gordon Rattry Taylor per dire: “Requiem per un pianeta infetto”.



-G.R. Taylor – La società suicida -Mondatori-

G. Ambrosini –Problemi ecologici mondiali –1972 -Satura-