Le prime espressioni del pensiero umano risalgono al periodo “Miolitico”
(periodo minore della pietra) e precisamente nell’ Aurignaziano, la prima
delle industrie del miolitico. L’arte del tempo ci da incisioni e
soprattutto mirabili sculture, fra cui le statuette femminili chiamate
“Stereotipighe” (forme grasse). Rappresentanti forse un ideale di
fecondità, oppure l’immagine della “Dea Mater”.
Pregevoli sono le “Veneri in avorio” di Le spugne e di Brassempony, quella
Willendorg in calcare. Di queste statuette se ne trovano in Russia e in
Siberia; in Italia a Savignano sul Panaro e ai Balsi Rossi. Espressioni
più complete si hanno nel maddaleniano.
L’arte diviene in questo periodo così vasta ed elevata (francocantabrica
in modo particolare) che è lecito parlare di un “periodo classico della
preistoria”.
Di detto periodo rimangono le non curate incisioni della Ramanelli e le
più nette e sicure delle grotte di Levanzo nelle Egadi e in quelle di
Rollano. (1)
Queste prime proiezioni dello spirito umano sono gli inizi della civiltà
perchè l’arte è un’espressione tipicamente intellettuale e spirituale.
Essa infatti è il sentimento dell’uomo davanti alla realtà interpretata
dall’artista e realizzata nell’immagine.
Al proposito G. Devoto (2) scriveva : “ Il bisonte d’Altamira, con quella
testa così umana che non colpisce tanto per le sue analogie con i modelli
di teste egiziane quanto per l’umanità, l’espressività del suo sguardo; il
cercatore di miele e d' arana; il cacciatore della Cueva de los Caballos
che sembra uno sciatore attuale, tanto il suo slancio è di vitalità dei
suoi movimenti sono d'oggi, ci riportano trasfigurati in una sfera ideale
in cui l’uomo è l’uomo così oggi, così venticinquemila anni fa : appunto
perché lo spirito umano, misura unica ed eterna delle sue esperienze, non
ammette che il tempo incida sulle sue facoltà, per attenuarle e neanche
per accrescerle”.
Grotte di Altamira
Le incisioni (3) sia quelle a semplice profilo o
meglio quelle che con segni interni danno anche il senso del volume
richiedono un concetto più complesso, infatti vengono dopo la scultura. La
pittura viene per ultima, quando l’artista non riempie semplicemente lo
spazio circoscritto di una figura, ma cerca il volume e i particolari con
una tecnica propria.
Queste sono le prime espressioni dell’intelletto umano, indubbiamente dal
punto di vista spirituale, che raggiunsero il loro culmine nel “maddaleniano”,
molte decine di secoli prima che le civiltà dell’oriente elaborassero la
loro arte che ci parve tanto alta e anticipata su quella greca e
greco-romana. Tramutata l’immagine verbale in immagine visiva, il pensiero
concepì idee del tutto particolari. Gli uomini, parlano, non si rendono
conto da principio che le parole fossero un complesso d'alcuni suoni che
occorreva individuare e rappresentare successivamente. Al contrario – e
ciò è naturale- ogni parola suscitava solo un’idea, tanto che sorse in
loro la preoccupazione di rendere graficamente, non il suono, bensì la
rappresentazione dell’idea medesima, mediante l’immagine della cosa e il
concetto da esprimere. Come chiaramente indicano le prime espressioni
intellettuali degli uomini, essi tentarono di rappresentare non i suoni,
ma il proprio sentire, il proprio pensare. Crearono pertanto, quasi
dappertutto, da principio una scrittura ideografica, vale a dire
inventarono tante immagini, tanti simboli riproducenti altrettante
immagini.
Per esempio: il sole era rappresentato da un disco, l’uomo da uno schizzo
riproduceste l’uomo stesso e così di seguito. Un esempio significativo c'è
fornito dagli indiani d’America. In una pittura eseguita su una roccia nei
pressi del lago Superiore, nel Canada, registra un’impresa del capo
Myeengun. Si tratta (4) di una spedizione, cui presero parte cinque canoe.
Il numero delle barche è indicato dalle linee che ne sporgono. La canoa
–guida- era comandata da Kishkemunase, su cui si trova il segno del suo
totem, un martin pescatore.
Tre giorni furono impiegati per l’impresa e ciò si deduce dai tre soli che
si riscontrano sotto la volta del cielo. La pittura rappresenta anche un
uomo a cavallo, lo sciamano; una tartaruga che simboleggia che toccarono
felicemente terra ed infine favolose creature evocate forse per
scaramanzia o per averne protezione.
Anche questa (5) scrittura ideografica non fu concepita di un tratto,
compiuta ed armoniosa, bensì si sviluppò gradualmente, perché i primitivi
identificavano l’immagine con l’oggetto, come ancora avviene presso i
selvaggi.
Infatti per giungere all’idea di una scrittura ideografica, l’uomo dovette
disimpegnarsi notevolmente dalla concezione mistica, abbandonando alcuni
significati magici e facendo prevalere quelli pratici e d'uso comune : ciò
accadde quando l’immagine simbolica fu sentita non solo come
rappresentazione dell’idea, ma anche del suono, cioè della parola
corrispondente divenendo insieme ideogramma e fonogramma.
Nacque così il principio della scrittura fonetica e l’uomo imparò a
scrivere le varie sillabe.
In tal modo per indicare parole nuove si dovettero ideare nuovi segni,
adottando il metodo moderno dei “rebus”, unendo cioè più segni che
esprimessero una solo parola con più elementi, così com'è impostata
attualmente la scrittura cinese. Usarono tale scrittura gli egiziani con i
loro geroglifici, gli assiro-babilonesi seguirono invece un metodo diverso
con la loro scrittura cuneiforme, mentre in alcune lingue semitiche il
senso della sillaba, anteriormente a quello dei singoli elementi letterali
della parola, parvero ottimi.
L’alfabetismo rappresenta contemporaneamente l’ultima evoluzione e il
perfezionamento della scrittura ideografica. Si suppone che il primo
alfabeto sia stato il fenicio, considerato una derivazione della scrittura
geroglifica (6) già evoluta come la ieratica o sacerdotale e la demotica o
popolare; ma si giunse probabilmente all’alfabeto fenicio attraverso una
modificazione lenta e numerosi intermediari. Non è da escludere che i
primi inventori d’una scrittura alfabetica furono gli evoluti Egei
dell’isola di Creta.
Dal fenicio derivarono l’alfabeto greco e l’alfabeto aramaico che in
oriente venne adattato e modificato; in occidente invece fu preso a
modello l’alfabeto greco, mentre il romano nacque da una diramazione di
quello greco. Nei primi tempi la scrittura procedeva da destra verso
sinistra e da sinistra a destra, in ultimo e definitivamente seguì la
direzione da sinistra a destra. Ciò non fu per tutti i popoli, infatti i
semiti seguono ancora il senso opposto, mentre i cinesi ed altri popoli
preferiscono il senso verticale dall’alto in basso, cominciando da destra
e dall’ultima pagina del libro. I primi usi della scrittura furono
senz’altri magici o semimagici e la scrittura conservò a lungo questi
caratteri.
Così, il linguaggio e la scrittura contribuirono allo sviluppo del
pensiero, permettendo il sorgere e il formarsi di un pensiero
tramandabile, che diversamente sarebbe stato incompleto e balbettante e
privo di valore storico, se solo affidato all’espressione orale. Molto
cammino dovette ancora fare la scrittura prima di diventare, nelle sue
armoniose forme e particolarità, espressione personale d' ogni singolo
individuo e staccarsi dal patrimonio di casta e dalle limitazioni che
facevano della scrittura l’espressione esclusiva del popolo.
RIFERIMENTI
1. Italo Zaina – Popoli della preistoria
2. G. Devoto – Preistoria e storia, riviste scientifiche di scienze
preistoriche –1946 –
3. Italo Zaina – opera citata
4. A. C. Moorbouse – Il trionfo dell’alfabeto – saggiatore