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LA SCRITTURA

3 - Il papiro palustre
 

Il più antico esempio di testo illustrato è un papiro egizio manoscritto, conosciuto come Libro dei Morti
Il più antico esempio di testo illustrato è un papiro egizio manoscritto, conosciuto come Libro dei Morti

Alle tavolette cerate seguì come materia scrittoria il papiro palustre.

Questa pianta africana della famiglia delle ciparacee, veniva coltivata nella valle del Nilo ed ora cresce in Nubia e in Abissinia, mentre un’altra varietà della stessa pianta, la cyperus syriacus nasce in Sicilia, lungo l’Anapo, dove viene coltivata per la fabbricazione delle stuoie. Unica fonte sulla fabbricazione della carta di papiro c è data da Plinio. Il luogo di fabbricazione è oscurissimo. Secondo le più aggiornate tradizioni, si può dedurre che il fusto del papiro, spogliato dall’ombrello e dalle radici, si tagliava in liste sottilissime, nel senso della lunghezza, le quali accostate le une alle altre e inzuppate dalle acque del Nilo, formavano uno strato cui se ne sovrapponeva trasversalmente un altro in modo uguale e si formava così il foglio papiraceo.

Più fogli assieme, seccati prima al sole, venivano riuniti in un rotolo che ne conteneva venti e posti in commercio. Plinio rammenta otto qualità di carte di papiro : l’Augustea, la Jeratica, l' Anfiteatrica, la Iamiana, la Saitica, la Emporetica, la Tematica, a quelle vanno aggiunte la Claudia e la Corneliana. L’invenzione del papiro in Egitto risale ad epoche antichissime. Il più antico papiro egiziano che ci resta è quello denominato di Prisco, conservato a Parigi. Esso venne scritto sotto la V dinastia dei faraoni cioè duemila anni a.C. In Grecia il papiro fu introdotto tra il VII e il VI secolo a.C.

Per quanto sopraffatto dalla pergamena, il papiro continuò ad essere usato dagli scribi greci fino al IX secolo. La più antica scrittura su papiro è contenuta in alcuni frammenti scoperti ad Ercolano contenenti scritti di filosofi della scuola Epicurea del I secolo dell’era volgare. La fabbricazione del papiro in Egitto fiorì fin che questo fu provincia romana e continuò fini all’occupazione degli arabi, verso la metà del secolo VII, ma pare che si fabbricasse anche altrove. Alcuni studiosi sostengono che la carta di papiro venisse fabbricata anche a Roma.

Dopo la conquista araba, l’industria egiziana del papiro decadde per cessare completamente dopo il 1050, a causa delle ripetute siccità del Nilo e delle conseguenti calamità che ne derivarono : fame e sete. Sappiamo che verso la fine del secolo X, fabbricavano carta di papiro anche a Palermo, ma tale industria deve essere iniziata molto prima, perché la pianta venne importata in Sicilia verso il 650. Secondo Michele Amari è di fattura siciliana una Bolla di Papa Giovanni VIII, datata 876, documento ora conservato a Parigi. Si servirono del papiro la Cancelleria Reale dei Re Merovingi francesi, come pure lo Stato Pontificio per la durata di parecchi secoli. Infatti il più antico documento papale su papiro è una Bolla di Stefano III del 757, il più recente è del 1004. Il papiro servì per la formazione i libri nei quali venivano vergate opere letterarie; dopo il secolo XI il suo uso cessò definitivamente.

E’ curioso osservare come pezzi di papiro, finirono come le nostre carte moderne, in depositi di immondizie, in cui ora è possibile ritrovarli non marciti, in virtù della particolare aridità del suolo egiziano. Il papiro venne usato anche per i cartenaggi che servivano per le mummificazioni. Nel 1778, un mercante europeo comperò in Egitto un rotolo di papiro proveniente da Fayyùm che, venuto poi in possesso del cardinale Borgia, fu letto e pubblicato in Roma. Più tardi la ricerca dei papiri divenne sistematica e portò alla scoperta di opere letterarie, di documenti di ogni genere che mettono a fuoco la storia, la vita, la lingua, e la conoscenza scientifica del regno ellenistico d’Egitto.

Le pubblicazioni più cospique sono quelle inglesi, di papiri provenienti da El Fayyùm Elefantina, Ossirico. In Italia ne pubblicarono gli studiosi Vitelli e Comparetti e tuttora se ne pubblicano presso le università di Milano, Torino e Firenze. I papiri che si ottengono per scavi diretti o che si acquistano sul mercato autorizzato egiziano, devono essere aperti con speciali cautele per impedire a causa dell'eccessiva secchezza che si sgretolino, leggermente inumiditi e restaurati si pongono tra due vetri. In seguito al largo consumo e ad eventi di vario genere, il papiro venne presto a mancare; fu allora che in Pergamo, città dell’Asia Minore, nella regione detta Midia si apprese a stendere ed asciugare e a livellare le pelli di pecora, di agnello, di capra e di antilope, le quali private dai peli continuarono l’antica tradizione dello scrivere sul cuoio.


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