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LA SCRITTURA

4 - LA PERGAMENA



Una pagina miniata di un manoscritto dell'Haggada conservato presso la British Library di Londra.


L’uso della pergamena può quindi considerarsi come un seguito dello scrivere sulle pelli che ora, venivano conciate secondo un nuovo processo attribuito, a giudizio di Plinio ad Eumene II re di pergamo (197-159 a.C.), al quale la gelosia dei Tolomei, frapponeva ostacoli alla creazione di una biblioteca nella sua capitale, arrivando al punto di proibire l’esportazione del papiro.

Eumene, trovandosi privo così di ogni supporto scrittorio decise di ricorrere all’antico uso del cuoio.

Fu con la scoperta di questa nuova materia, che l’uomo abbandonò lo stilo che usava per incidere e passò al “Calamus”, che consisteva in una cannuccia che veniva intinta in qualsiasi tintura.

Come le tavolette, anche le pergamene raggiunsero un loro splendore, in quanto venivano spesso miniate e scritte con lettere d’oro e d’argento.

Fu contro quest'eccessivo sfarzo decorativo, che S. Gerolamo inveì con le sue note parole del prologo al libro di Giobbe.

Nei tempi moderni la scoperta di antiche pergamene suscita scalpore e interesse.

Fu nella primavera del 1948 che i giornali e le agenzie di tutto il mondo diffusero la sensazionale notizia dei famosi manoscritti scoperti da un gruppo di beduini in una grotta presso Qumràn, località del deserto roccioso della riva occidentale del Mar Morto.

Vennero infatti scoperte giare contenenti antiche pergamene e rotoli di cuoio manoscritti.

Il luogo della scoperta, nella sua allucinante aridità aveva qualche cosa di leggendario : Qumràn è infatti il nome arabo di Gomorra.

Quel ritrovamento sembrò far suscitare colpi di scena nella storia originale dell’ebraismo e forse dello stesso cristianesimo.

I primi assaggi di lettura, eseguiti tra le astute manovre dei beduini e degli intermediari che cercarono di vendere al maggior prezzo possibile quella merce favolosa, parvero promettere sconvolgenti rilevazioni.

Un rotolo di sette metri conteneva le profezie messianiche di Isaia.

Le vicende dei manoscritti assunsero pieghe romanzesche.

Nelle trattative con i beduini e i vari studiosi interessati e l’università ebraica di Gerusalemme, s'inserivano fantomatici compratori e nuovi intermediari.

Offerte e controfferte s'intrecciavano in uno snervante gioco e no si esclude che frammenti minimi siano stati commerciati a borsa nera.

Finalmente, a seguito di sottrazioni e di manomissioni vandaliche, causate dai più svariati avventurieri, le autorità fecero presidiare la grotta dai militi della Legione Araba.

Dalla scoperta dei manoscritti del Mar Morto, più di un migliaio di studi sono stati dedicati all’argomento ed altri seguitano apparire ogni giorno.

Si tentarono anche dei saggi complessivi, le cui deduzioni furono repentinamente superate da fatti nuovi, da opinioni diverse e da ricerche condotte a volte su singoli dettagli.

Una delle migliori tradizioni apparse in Italia è dovuta a h. E. Del Medico, conoscitore di lingue semitiche, al qual è dovuta anche la datazione dei documenti, facendoli risalire al I secolo della nostra era.

Secondo Del Medico dette pergamene dovevano provenire da una Ghenizad e non da una biblioteca segreta, come più tardi si è voluto credere.

Varie correnti insistono comunque nel voler far risalire i manoscritti del Mar Morto ad un gruppo di Esseni che nascosero gli avanzi di una preziosa biblioteca durante l’infuriare di una guerra.
Forse speravano di ritrovarla più tardi intatta, quando i pericoli bellici fossero scomparsi.


 

 

 

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