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LA SCRITTURA

6 - LA NASCITA DELLA CARTA



Rispetto alla pergamena, la carta fu inventata molto più tardi.

L’industria della carta, ottenuta con un impasto di materia fibrosa come gli stracci, la cartaccia, le fibre vegetali, legno di faggio, di pioppo, d’abete, paglia, sparto ecc., ebbe origine in Cina sul principio del IV secolo d.C.

Attraverso gli arabi, in Samarcanda, sul principio del secolo VIII con l’opera d'operai cinesi, si propagò rapidamente in tutto il mondo arabo, da qui l’apprese la Spagna, la quale pare non impiantò industrie proprie fino al secolo IX.

La prima cartiera spagnola nacque dove oggi si trova S. Filippo di Valenza.

In quel secolo e nei seguenti, la fabbricazione della carta si sparse in tutta Europa.

In Francia iniziarono la fabbricazione nel secolo XII, l’Italia vanta fin dalla metà del secolo XIII delle celebri cartiere di Fabriano, dalle quali uscirono carte su cui ci restano impor5tanti documenti.

A queste seguirono fabbriche in Colle di Valdelsa a Salò e in altri luoghi della riviera del Garda e in generale nel dominio veneto.

L’uso della carta si espanse tra i secoli XIV e XV e sostituì la pergamena nonostante le proibizioni.

Federico II Imperatore, aveva nel 1231 prescritto che tutti i pubblici ufficiali dovessero valersi della pergamena, così fino al ‘500 i diplomi per l’investitura dei notai contenevano il divieto di scrivere atti su carta: “ Bombicys vel papyri”.

In quel tempo si credeva all’esistenza di una carta di cotone, detta carta bambagia, più grossa e più lucida della carta e caduta in disuso verso la fine del secolo XIII, ma la leggenda venne sfatata dalle documentazioni del ginevrino Briquet e le ricerche al microscopio fatte da Giulio Wiesner, il quale analizzò le carte della ricca collezione arabica d'El Iayume, provarono che la pretesa carta era composta di lino e canapa.

Verso il VI secolo anche il calamus venne sostituito con le penne d’oca tagliate accortamente e con le quali si scriveva benissimo prima sulla pergamena e più tardi sulla carta.

Con l’evoluzione della materia scrittoria, carta e penna, la scrittura divenne finalmente un’espressione personale.

L’uniforme rigidezza scomparve, per dar luogo a pressioni, a gradazioni e coloriture ottenute con la dilatazione delle punte della penna.

Le penne d’oca usate per secoli e secoli furono debellate finalmente nel 1803 dalle penne d’acciaio inventate dall’inglese Wise e la diffusione di tale mezzo avvenne verso il 1820.

Di pri passo si evolse la fabbricazione degli inchiostri i quali, inventati nel XII secolo subirono varie trasformazioni.

Il più comune è ottenuto con una soluzione di noce di galla, gomma e solfato ferroso, altri, colorati sono ottenuti con soluzioni di colori di anilina, l’inchiostro di china è il risultato di una miscela di nero fumo, vernice, gomma e canfora.

Troviamo inoltre l’inchiostro copiativo trattato con gomma destrina e glicerina, in modo da poter trarre le copie da uno scritto.

Abbiamo inchiostro denso da stampa, ottenuto con nero fumo, olio di lino e sapone di resina; il litografico, con cera, resina, sego e nero fumo; i vari inchiostri stilografici e penne a sfera e infine l’inchiostro simpatico, il quale non lascia tracce visibili finchè la carta non viene trattata con speciali agenti chimici o semplicemente riscaldata; quest'inchiostro viene usato per missive segrete.

A volte viene alternato con altri scritti.

Con la scoperta di carta sempre migliore sia pergamenacea che di sostanza fibrosa, i calligrafi perfezionarono sempre più le forme grafiche affinché i vari stili cerimoniosi, come l’unciale, vennero definitivamente spodestati dal carolino.

Questo sorse ai tempi di Carlo Magno e fu inventato nell’Abazia di St. Martin a Tours in Francia, alla fine dell ‘ VIII secolo quando era Abate Alcuino da York.

A causa della sua arditezza e semplicità divenne presto la tipica scrittura da volume.

Per un certo tempo fu soppiantata dalla così detta scrittura gotica che era angolare, complessa, ornamentale, piuttosto che pratica.

Questo stile conosciuto appropriamente col nome di “lettere nere” fu certamente un avvilimento della chiara e piacevole scrittura carolina.

Dopo veri intermediari nacque anche una forma corsiva della scrittura umanistica, che era più pratica di quella usata per i volumi.

La sua caratteristica era data da lettere oblique collegate da alcuni tratti.

Fu copiata da Aldo Manuzio a Venezia per la stampa e ne derivò il nostro moderno corsivo.

All’Italia si deve quindi tale evoluzione calligrafica sia nella stampa delle maiuscole e delle minuscole nei libri sia nel corsivo sia nella grafia privata.

Moorhouse al proposito scrive: “Se aggiungiamo a tutto questo il debito del mondo antico verso Roma per la riforma che essa diede all’alfabeto latino e i servizi vitali di Roma come mezzo di trasmissione, possiamo allora stimare quanto il mondo occidentale debba all’influenza dell’Italia.” (1)

A. G. Moorhouse – Il trionfo dell’alfabeto – saggiatore.


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