Si può affermare che la grafia e il falso nacquero contemporaneamente.
Infatti, già le tegole cotte al sole, che precedettero i più perfezionati
mezzi scrittorii, subirono frequenti opere di falso.
Narra il Moorhouse che allora il crimine non fosse insolito tanto che la
polvere del tempo riesuma menzioni di varie pene inflitte ai
falsificatori.
Infatti, ad esse era impressa la marchiatura sulla fronte a fuoco, con gli
stessi caratteri della tavoletta falsificata.
Data la frequenza del crimine, nonostante, le severe punizioni, i
magistrati pensarono di proteggere le tavolette includendole in una
custodia, essa pure d'argilla, nella quale era sigillata ermeticamente una
copia del documento stesso.
In caso di disputa la custodia veniva rotta e si consultava il documento
ivi contenuto.
La storia ci narra che ogni conquista umana è stata seguita di pari passo
dai falsificatori, dai criminali e da tutto un substrato della delinquenza
che in ogni epoca fiorisce a dispetto della legge.
Si contrappone al falsario di materie scrittorie, il perito - grafo-
psicologo:
Enrico Altavilla circa la figura del perito grafico scrive:
“Oramai sappiamo che il gesto grafico è espressione di un conflitto tra il
subconscio che, nel continuo ripetersi dei movimenti, va, meccanizzandosi
e la coscienza, che nella sua sensibilità squisita agisce come una
perturbatrice d’ogni automatismo. Dopo un’indagine complessa, che, mentre
da una parte sorprende una personalità grafica che da alla scrittura un
tipo a sistema costante, dall’altra deve ricercare quelle variazioni
determinate da cause fisiche, fisiologiche e psichiche.
E perciò si comprende perché un modesto insegnante di calligrafia,
insospettito da ogni differenza con gli scritti di paragone incapace di
chiedere alle pagine processuali la conoscenza della situazione spirituale
in cui lo scritto è stato vergato, rappresenta uno degli sconci che umilia
il livello intellettuale dell’indagine giudiziaria di molti paesi.
E’ certo che l’indagine presenta delle difficoltà enormi, non ha la guida
di alcuna legge fissa, il che crea a volte tali arbitri, da fare dubitare
se potrà mai aversi veramente una scienza informatrice della perizia
calligrafica: donde la necessità di uomini di cultura, di gran pratica e
di squisito intuito psicologico. Conoscere una persona a cui lo scritto è
attribuito, sapere non solo la posizione di cui lo scrittore, ma anche il
suo atteggiamento spirituale, le sue condizioni fisiologiche, significa
potere non solo scoprire la paternità di uno scritto, ma anche darsi
ragione delle note differenziali degli altri scritti di paragone.
Anche il perito calligrafo, che sia una persona esperta, non ad usata ad
un meccanico esame delle lettere, ma che sappia cercare una personalità
attraverso il gesto grafico, ha molte volte l'immediato intuito di una
spontaneità o di una artificiosità dello scritto, così da fare precedere
il giudizio di autenticità al suo esame. E’ quel senso immediato di
repulsione –Sivieri- che ha il cassiere di una banca all’esame di un
biglietto falso; l’impressione di omogeneità e di schiettezza, gli da una
sensazione gradevole, mentre il disegno calcolato, studiato, di artificio
e di mistificazione.
Ma egli non deve lasciarsi vincere da questa prima impressione, che può
essere esatta, ma non tale da giustificare un giudizio preciso: ad es.,
uno scritto può dall’autore essere stato scritto, riveduto in qualche
lettera e non essere spontaneo, pur essendo autentico. Ed è quindi
necessario che il suo intuito sia controllato da accurato esame
comparativo con le scritte di paragone. Ed allora, come già ricordammo, il
ritmo della scrittura o il mancato ritmo, legamenti di parole e d’altri
criteri, gli daranno suggerimenti.
Così la spontaneità potrà anche essere espressione di un lungo esercizio
ed allora la scrittura di paragone potrà dare utili suggerimenti.”
Ma il concetto viene ancora più evidenziato dal Del Torre:
“La perizia delle scritture o la perizia dattilografica, come ancora molti
impropriamente la chiamano, non ispira soverchia fiducia ai magistrati ed
agli avvocati. Anzi, presso molti, troppi, è caduta in un profondo
discredito. Pur riconoscendo la fondatezza di certe critiche non
tendenziose, diciamo subito che gli errori commessi sono imputabili più
alla insufficiente capacità delle persone consultate, spesse volte anziché
psicologi, praticoni o in genere empirici, che non alle difficoltà dei
problemi da risolvere.
Molti legali non tralasciano di fare riferimenti a una serie di
insuccessi, tanto che nelle loro arringhe spesso si scagliano
generalizzando, senza riguardo presso i periti e contro le perizie delle
scritture che non si preoccupano di differenziare.
L’argomento adottato è divenuto come una specie di sillogismo, dei periti
calligrafici si sono sbagliati, quindi la perizia della scrittura non vale
niente, e il tale che si vanta di essere perito in materia non può fare
eccezione alla regola: vi sono dei biglietti di banca falsi, tutti i
biglietti di banca sono falsi.”
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