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LA SCRITTURA


8 - FALSARI D'ARGILLA



Si può affermare che la grafia e il falso nacquero contemporaneamente.

Infatti, già le tegole cotte al sole, che precedettero i più perfezionati mezzi scrittorii, subirono frequenti opere di falso.

Narra il Moorhouse che allora il crimine non fosse insolito tanto che la polvere del tempo riesuma menzioni di varie pene inflitte ai falsificatori.

Infatti, ad esse era impressa la marchiatura sulla fronte a fuoco, con gli stessi caratteri della tavoletta falsificata.

Data la frequenza del crimine, nonostante, le severe punizioni, i magistrati pensarono di proteggere le tavolette includendole in una custodia, essa pure d'argilla, nella quale era sigillata ermeticamente una copia del documento stesso.

In caso di disputa la custodia veniva rotta e si consultava il documento ivi contenuto.

La storia ci narra che ogni conquista umana è stata seguita di pari passo dai falsificatori, dai criminali e da tutto un substrato della delinquenza che in ogni epoca fiorisce a dispetto della legge.

Si contrappone al falsario di materie scrittorie, il perito - grafo- psicologo:

Enrico Altavilla circa la figura del perito grafico scrive:



“Oramai sappiamo che il gesto grafico è espressione di un conflitto tra il subconscio che, nel continuo ripetersi dei movimenti, va, meccanizzandosi e la coscienza, che nella sua sensibilità squisita agisce come una perturbatrice d’ogni automatismo. Dopo un’indagine complessa, che, mentre da una parte sorprende una personalità grafica che da alla scrittura un tipo a sistema costante, dall’altra deve ricercare quelle variazioni determinate da cause fisiche, fisiologiche e psichiche.

E perciò si comprende perché un modesto insegnante di calligrafia, insospettito da ogni differenza con gli scritti di paragone incapace di chiedere alle pagine processuali la conoscenza della situazione spirituale in cui lo scritto è stato vergato, rappresenta uno degli sconci che umilia il livello intellettuale dell’indagine giudiziaria di molti paesi.

E’ certo che l’indagine presenta delle difficoltà enormi, non ha la guida di alcuna legge fissa, il che crea a volte tali arbitri, da fare dubitare se potrà mai aversi veramente una scienza informatrice della perizia calligrafica: donde la necessità di uomini di cultura, di gran pratica e di squisito intuito psicologico. Conoscere una persona a cui lo scritto è attribuito, sapere non solo la posizione di cui lo scrittore, ma anche il suo atteggiamento spirituale, le sue condizioni fisiologiche, significa potere non solo scoprire la paternità di uno scritto, ma anche darsi ragione delle note differenziali degli altri scritti di paragone.

Anche il perito calligrafo, che sia una persona esperta, non ad usata ad un meccanico esame delle lettere, ma che sappia cercare una personalità attraverso il gesto grafico, ha molte volte l'immediato intuito di una spontaneità o di una artificiosità dello scritto, così da fare precedere il giudizio di autenticità al suo esame. E’ quel senso immediato di repulsione –Sivieri- che ha il cassiere di una banca all’esame di un biglietto falso; l’impressione di omogeneità e di schiettezza, gli da una sensazione gradevole, mentre il disegno calcolato, studiato, di artificio e di mistificazione.

Ma egli non deve lasciarsi vincere da questa prima impressione, che può essere esatta, ma non tale da giustificare un giudizio preciso: ad es., uno scritto può dall’autore essere stato scritto, riveduto in qualche lettera e non essere spontaneo, pur essendo autentico. Ed è quindi necessario che il suo intuito sia controllato da accurato esame comparativo con le scritte di paragone. Ed allora, come già ricordammo, il ritmo della scrittura o il mancato ritmo, legamenti di parole e d’altri criteri, gli daranno suggerimenti.

Così la spontaneità potrà anche essere espressione di un lungo esercizio ed allora la scrittura di paragone potrà dare utili suggerimenti.”



Ma il concetto viene ancora più evidenziato dal Del Torre:



“La perizia delle scritture o la perizia dattilografica, come ancora molti impropriamente la chiamano, non ispira soverchia fiducia ai magistrati ed agli avvocati. Anzi, presso molti, troppi, è caduta in un profondo discredito. Pur riconoscendo la fondatezza di certe critiche non tendenziose, diciamo subito che gli errori commessi sono imputabili più alla insufficiente capacità delle persone consultate, spesse volte anziché psicologi, praticoni o in genere empirici, che non alle difficoltà dei problemi da risolvere.

Molti legali non tralasciano di fare riferimenti a una serie di insuccessi, tanto che nelle loro arringhe spesso si scagliano generalizzando, senza riguardo presso i periti e contro le perizie delle scritture che non si preoccupano di differenziare.

L’argomento adottato è divenuto come una specie di sillogismo, dei periti calligrafici si sono sbagliati, quindi la perizia della scrittura non vale niente, e il tale che si vanta di essere perito in materia non può fare eccezione alla regola: vi sono dei biglietti di banca falsi, tutti i biglietti di banca sono falsi.”
 

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